Pozzi e Cisterne - mgprefabbricati

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Edile
POZZO e CISTERNA

Il Pozzo e la cisterna rappresentano due delle componenti essenziali nei sistemi di raccolta delle acque potabili. Nel Medioevo occidentale si identificarono genericamente come p. tutte le strutture connesse con la pratica di attingere acqua sia dalle falde acquifere sia da serbatoi sotterranei, le cisterne, utilizzate per immagazzinare l'acqua piovana.

Il collasso progressivo delle reti distributive idriche che rifornivano per mezzo degli acquedotti le città dell'Occidente romano fu la causa, già a partire dal sec. 5°, della diffusione sempre più capillare di strutture di questo tipo per usi pubblici e privati (v. Idraulica).

Per quanto riguarda i p., mentre la tipologia strutturale appare sostanzialmente unitaria e legata alla realizzazione di una perforazione a pianta circolare o quadrangolare, con successivo rivestimento delle pareti con materiali diversi (pietra, laterizi, legno, cementizio), più articolate appaiono la tipologia funzionale, con diverse varianti nel sistema di recupero del contenitore utilizzato per raccogliere l'acqua, e quella decorativa, per lo più legata alla morfologia e alla decorazione della vera o puteale (v.), il parapetto di forma cilindrica o poligonale che proteggeva l'imboccatura del p. stesso.

Per quel che riguarda invece le cisterne, una prima valutazione della casistica sembra indicare l'esistenza di due tipi fondamentali, che la storiografia tedesca distingue in Tankzisterne e Filterzisterne.

Il primo tipo è rappresentato dai serbatoi sotterranei - generalmente di forma quadrangolare - entro i quali affluiva l'acqua, adeguatamente filtrata, da attingere mediante pozzi. 

Casi esemplari ne sono la singolare cisterna a due navate (sec. 12°) dell'abbazia di Vézelay (dip. Yonne) e la grande cisterna ad aula unica (m 13?6,5 ca.) dislocata sul lato meridionale della basilica di S. Giovanni a Castelseprio (prov. Varese). In quest'ultimo caso, solo parzialmente è ancora conservata la volta a botte, costruita con mattoni posti di taglio in duplice fila; la profondità del vano, misurato dal supposto colmo della copertura a botte, doveva essere di ca. m 6. Un'apertura sul fondo, oggi tamponata, comunicava con un adiacente p., attraverso il quale si attingeva l'acqua; scendendo lungo il p. era dunque possibile, per la manutenzione, accedere al serbatoio vero e proprio, una volta svuotata la cisterna. La struttura viene datata al sec. 5°-6°, in accordo con la cronologia della basilica; essa doveva servire per le esigenze liturgiche e lustrali della chiesa, ma non è da escludere che funzionasse eventualmente anche per le esigenze della comunità sepriese.


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